Intelligenza Artificiale

Collegare l’intelligenza artificiale a PhotoCraft tramite un server MCP

Collegare l’intelligenza artificiale a PhotoCraft tramite un server MCP
LT
Luca Terribili
Autore

Disdire un abbonamento dovrebbe essere un clic. Con Adobe, a sentire Brandon Thomas, è diventato un problema da pagare più di una volta.

Thomas è un ingegnere software con quindici anni di esperienza. Invece di sfogarsi con una recensione furiosa, ha fatto la cosa più da sviluppatore possibile: ha iniziato a riscrivere gli strumenti da zero. Il progetto si chiama ArtCraft e ha fatto parlare di sé all'inizio di ottobre 2026.

Io ho letto la notizia e ho pensato subito a un'altra cosa: PhotoCraft ha una CLI e un server MCP, e le altre app della suite dovrebbero seguire lo stesso approccio. Non è solo un editor da aprire con il mouse, è un editor che un agente AI può pilotare. Ho provato a collegarlo a OpenCode su Fedora. Qui trovi la storia e la configurazione che ho testato.

ArtCraft: dodici app per sostituire gli abbonamenti

Thomas ha fondato ArtCraft nel 2025 come piattaforma open source per la produzione di immagini e video, e su Reddit ha raccontato di aver subito più volte la "cancellation fee" di Adobe. Ha cominciato con sette app Adobe. Poi, meno di due settimane dopo, ha rilasciato i cloni di Word, Excel e PowerPoint. Il launcher di ArtCraft elenca oggi 12 app Craft, tra cui anche un'alternativa ad AutoCAD (CADCraft) e una a Pro Tools (SoundCraft).

Software originaleAlternativa ArtCraft
PhotoshopPhotoCraft
IllustratorVectorCraft
Premiere ProFilmCraft
Lightroom (CC, non Classic)LightCraft
After EffectsEffectCraft
InDesignDesignCraft
Acrobat ProPdfCraft
WordWordCraft
ExcelGridCraft
PowerPointDeckCraft
AutoCADCADCraft
Pro ToolsSoundCraft

Le app Adobe sono licenziate MIT o Apache-2.0, girano su macOS, Windows e Linux, e il progetto stesso le definisce alpha. Anche le tre di Office sono scritte in Rust con Claude Opus 5.5, ma sono ancora più indietro: pre-alpha o sviluppo iniziale. Il tutto lo fa un solo ingegnere che usa l'AI come leva, non come sostituto: a guidare il lavoro c'è chi conosce il linguaggio, l'architettura e i problemi da risolvere.

Dire che siano già alternative pronte al lavoro sarebbe una cazzata. FilmCraft non apre i file di Premiere e EffectCraft non legge i file .aep. WordCraft, nel salvare un DOCX, scarta grafici, SmartArt e oggetti OLE. Le percentuali di parità con Microsoft le dichiara il progetto stesso, non sono verificate da terzi. Il punto interessante non è chi vincerà, ma quanto è crollato il costo per iniziare a combattere.

Il codice è su GitHub, per esempio quello di PhotoCraft: github.com/storytold/photocraft.

Perché mi interessa PhotoCraft

PhotoCraft è un editor grafico open source in Rust, pensato come reimplementazione indipendente delle funzioni tipiche di Photoshop: livelli, maschere, testo, strumenti vettoriali, regolazioni e documenti PSD. Oltre all'app grafica c'è una CLI.

La CLI è la parte che conta per chi lavora con l'AI. Posso creare documenti, modificarli, ispezionare i livelli, generare anteprime ed esportare file con comandi strutturati, senza simulare un clic alla volta. Per far usare questi comandi a un agente serve però un protocollo. Ed è qui che entra MCP.

MCP in due minuti

MCP sta per Model Context Protocol. È un protocollo aperto che permette ai modelli AI, e alle applicazioni che li ospitano, di usare strumenti e risorse esterne attraverso un'interfaccia standard.

Un agente AI ragiona bene, ma da solo non può toccare nulla. Sa com'è fatto un buon logo, ma non può modificare un documento se non ha un canale verso l'editor. MCP è quel canale: un server espone delle operazioni, il client le scopre e le invoca. Il server può essere locale o remoto.

Nel mio setup i pezzi sono tre:

  • OpenCode, che gestisce l'agente e gli strumenti.
  • Qwen2.5 Coder 7B, modello locale servito con Ollama.
  • PhotoCraft, che espone le operazioni grafiche.

Il flusso:

  1. Descrivo il risultato che voglio.
  2. Il modello decide quali strumenti usare.
  3. OpenCode li invoca sul server MCP.
  4. PhotoCraft esegue.
  5. Il risultato torna all'agente, che lo verifica e prosegue.

Il modello non manipola i pixel per telepatia: decide cosa fare, e il software lo fa. MCP non è un modello e non rende intelligente un programma, è solo il collegamento tra i due.

Documentazione: OpenCode MCP e PhotoCraft MCP.

Configurazione su Fedora

Per prima cosa verifico che la CLI sia installata:

command -v photocraft-cli

Output:

/usr/bin/photocraft-cli

I comandi disponibili si vedono con photocraft-cli --help: tra gli altri convert, info, run, batch, commands, mcp e serve. A me serve mcp, che avvia il server su stdin/stdout, quindi senza aprire porte di rete.

1. Directory di lavoro

mkdir -p ~/Progetti/avenger-capital

Do a PhotoCraft accesso solo a questa cartella, non a tutto il filesystem. Un agente deve vedere i file che gli servono, non tutti i tuoi documenti.

2. Configurazione in OpenCode

nano ~/.config/opencode/opencode.json

Nel mio file c'erano già il provider Ollama e il modello locale. Non vanno toccati: si aggiunge solo la sezione mcp.

"mcp": {
  "photocraft": {
    "type": "local",
    "command": [
      "/usr/bin/photocraft-cli",
      "mcp",
      "--automation-read-root",
      "/home/luca/Progetti/avenger-capital",
      "--automation-write-root",
      "/home/luca/Progetti/avenger-capital"
    ],
    "enabled": true,
    "timeout": 30000
  }
}

command dice a OpenCode quale processo avviare e con quali argomenti. --automation-read-root e --automation-write-root definiscono le directory autorizzate in lettura e in scrittura. enabled attiva il server. timeout, in millisecondi, concede fino a 30 secondi per la connessione e il recupero degli strumenti.

Quest'ultimo parametro mi ha salvato: all'inizio OpenCode segnalava Connection closed, anche se PhotoCraft rispondeva correttamente a un test manuale del protocollo. Con il timeout esplicito ha funzionato.

Controllo che il JSON sia valido:

jq empty ~/.config/opencode/opencode.json

3. Verifica

opencode mcp list

Output atteso:

MCP Servers

✓ photocraft connected

connected significa che OpenCode ha inizializzato il server e recuperato gli strumenti. Nel mio test PhotoCraft ne espone per:

  • creare e aprire documenti;
  • salvare ed esportare immagini;
  • elencare i comandi dell'editor e i loro parametri;
  • eseguire comandi singoli o sequenze;
  • ispezionare lo stato del documento e la struttura dei livelli;
  • generare anteprime PNG.

Non è un comando rigido: è un insieme di operazioni che l'agente può combinare come gli serve.

Cosa ci faccio con Space Bunny

Ora posso chiedere al modello, Space Bunny, di lavorare su grafica vera. Per esempio:

Usa il server MCP PhotoCraft per creare un documento di 1200 × 630 pixel chiamato Avenger Capital. Salva il progetto in formato nativo e genera anche un PNG. Poi verifica che entrambi i file esistano.

L'agente traduce la richiesta in chiamate agli strumenti, controlla i risultati e chiude il giro. La differenza è tutta qui: non gli chiedo di spiegarmi come si usa un editor, gli faccio usare l'editor. Lo stesso principio vale per editor di codice, database, sistemi di automazione e servizi esterni.

E le altre undici app?

PhotoCraft è l'unica che ho provato finora. Ma l'impostazione dovrebbe essere la stessa per tutta la suite: ogni app ArtCraft dovrebbe avere la sua CLI e il suo server MCP. Se è così, anche vettoriale, video, documenti, fogli di calcolo e presentazioni si possono far pilotare da un agente con lo stesso meccanismo.

Lo scrivo al condizionale perché non l'ho verificato app per app. Pensa a un agente che compila un foglio con GridCraft e ne ricava una presentazione con DeckCraft: se funziona come promette il progetto, ci sono sviluppi parecchio interessanti. Quando le provo, lo racconto.

I limiti, senza girarci intorno

Non ho eliminato designer e sviluppatori, e chi lo pensa è ingenuo.

  • PhotoCraft è in alpha: esporre strumenti via MCP non significa che tutto sia maturo.
  • Un modello da 7 miliardi di parametri in locale è comodo, ma può scegliere il comando sbagliato, fraintendere la richiesta o salvare un file tecnicamente corretto e graficamente inutile.
  • Il server può modificare documenti e scrivere su disco. Dargli permessi larghi per risparmiare due minuti di configurazione è una pessima idea.

Per questo tengo il flusso verificabile: eseguo, ispeziono il documento, controllo l'anteprima, verifico i file esportati. L'automazione ha senso quando produce risultati controllabili, non quando ti fa produrre errori più in fretta.

Cosa mi porto a casa

La storia di ArtCraft parte da una cosa concreta: uno sviluppatore si stufa delle condizioni di un prodotto e ne costruisce un'alternativa. Diventa più interessante quando la colleghi a un agente: con CLI e server MCP, un editor grafico diventa un componente di un processo automatizzato, e con OpenCode puoi usare il modello che preferisci, anche locale.

Il mio risultato è modesto ma reale: OpenCode collegato a PhotoCraft su Fedora, accesso limitato a una directory dedicata, server MCP verificato e operativo. Le altre undici app della suite restano da provare, ma la strada sembra la stessa.

Adobe e Microsoft resteranno più mature di quasi tutte le alternative emergenti. Ma se costruire e collegare strumenti costa sempre meno, la concorrenza può arrivare da posti che fino a ieri non potevano permetterselo.

E forse la risposta migliore a una penale di cancellazione non è una recensione furiosa. È costruire qualcosa che ti lasci scegliere.

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